Entità base felina Entità base felina PrecariaMente | PrecariaMente | Il Cannocchiale blog
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  PrecariaMente Precari si nasce.E io lo nacqui.
 
Diario
 


Ho sempre detestato questa parola.Precario.Precario non è un lavoro, ma un aggettivo.Quando mi chiedono:"e tu che lavoro fai?", mica rispondo:"sò precario!".Specifico compitamente:"Insegnante.Precaria". Precario,spia di una condizione pressochè perenne di incertezza.Perchè quando il lavoro è T.D.,tutta la tua vita è a tempo determinato. Inizia.Finisce.Punto.Precario è un modo di vivere, un modo di agire ed operare in equilibrio instabile.Se non si hanno tempra forte,spirito di adattamento,corazza e sensi di ragno, il precariato non fa per voi.Sempre pronti a mettersi in gioco,sempre pronti a dimostrare che si è professionisti.Che essere precario non significa essere senza qualità.Ma che fatica.


9 novembre 2015

Qualcosa arriverà...

Talvolta lascio che il passato mi travolga come un'onda anomala. Lascio salire la marea fino a sommergermi del tutto. Fino a quando decido di tornare a galla per. Respirare a fondo e riempire i polmoni d'aria. Che non è né fresca e né pulita. Il passato che mi sommerge per un nonnulla. Chi crede che separarsi sia facile , si sbaglia di grosso. Vuol dire distruggere ed archiviare un pezzo più o meno consistente della tua vita. Soprattutto se avevi vent'anni e ora ne hai oltre quaranta suonati da un bel pezzo. Significa dare un calcio ben assestato nelle palle alla tua vecchia vita, rimetterti in discussione e ricominciare da capo. Scegliendo la via più difficile. Perché sarebbe stato fin troppo facile piegare la testa e accontentarti di far finta che tutto andasse bene e. Riadattarti ad una vita fintamente tranquilla,come quella di tante famiglie fintamente felici solo per salvare le apparenze. Condannata a essere infelice e pensierosa, disattesa nelle aspettative, nei pensieri e nelle illusioni, connivente nelle ponderanti e forti delusioni che ti hanno accompagnato per una vita intera. Invece ho scelto la strada più difficile. per guardarmi in faccia e non rimproverarmi nulla. per restare coerente a costo di galleggiare nella solitudine. Rifiutando di restare nel limbo degli ignavi. Difendendo la mia scelta. Eppure. Basta una foto in cui una conoscente qualunque sorride felice al braccio del compagno di una vita. O per un piatto di spaghetti che un marito cucina orgoglioso di domenica per la moglie. Non ho mai avuto il piacere di queste cose. Anche se tiravo la carretta, dovevo comunque fare quello che una donna schiava sottomessa deve fare. Cucina. E se non è buono? Critiche. Pulisci. E se non è pulito? Critiche. E così per vent'anni e oltre. Ma spesso quei silenzi che erano scambiati per sottomissione al potere maschile erano solo spie di una ribellione silenziosa e rancorosa. Di una determinazione che rasentava la durezza della pietra. Come Tim Robbins nelle ali della libertà:un tunnel scavato con un cucchiaino.Le briciole lasciate cadere senza che un compagno distratto e auto referenziato se ne accorgesse; segnali che non interpretava ma che non gli importavano. Neanche. Ero data per scontata. Obbediente. perché lui era l'uomo. Un quaquaraqua la cui famiglia era l'ultimo dei pensieri. E invece. Caduta l'ultima pietra. Uscita sotto la pioggia all'aria aperta. La schiava ce l'ha fatta a riscattarsi. Una spallata e via. Lui, che aveva sempre sottovalutato la schiava resta basito. Tramortito. La schiava indurita. Ride del suo pentimento effimero e arrivato troppo dopo. Eppure cosa c'è che non va in questa libertà così agognata? C'è la consapevolezza che da ragazza non avevo davvero la portata di cosa significasse matrimonio. La condivisione piena di un percorso, di una vita in due, di qualcosa che andasse oltre il lavare e stirare. E cucinare. Di un pezzo di vita da fare insieme al di là della routine. Quell'intesa che andasse oltre e tutto.Mente e cuore. Non c'era nulla. E ora che sono annegata nel fondo dell'anima mia, mi ritrovo un po' di saggezza, tanto da dare ma nessuno con cui condividere. Se si sceglie un marito un compagno, meglio andare coi piedi di piombo: se è per tutta la vita, auguratevi che cresca con voi, che si evolva con voi, che non si perda nelle pieghe del quotidiano ma che condivida con voi un sorriso(che vada oltre; un' idea(che cementifichi il rapporto). E soprattutto condivida i silenzi carichi di significati che vanno oltre, uno sguardo che faccia battere il cuore ancora dopo tanto tempo; che capisca che se state sdraiate sul divano è perché avete bisogno di dieci minuti di stacco non di indolenza...Che soprattutto abbia fiducia incondizionata, vi lasci vivere e lo lasciate vivere , tra amici, calcetto , palestra e quant'altro. Che il modo migliore di stare insieme è scegliersi ogni giorno, tra gli altri,con gli altri e da soli. L'amarezza mi travolge sapendo che forse, da qualche parte, magari c'è qualcuno per me. Ma non ho voglia di mettermi in gioco. Non ho voglia di rischiare. E magari nessuno ha voglia di perdere tempo con una come me, dalla corazza d'adamantio, indurita a forza di "paccheri", amareggiata ma non per questo triste. Anche se è proprio nelle corazze che si nascondono le anime più fragili, quelle che hanno più che mai bisogno di un abbraccio e una carezza. Che dice più di mille parole. Eppure. Nonostante le delusioni, ogni giorno indosso il mio sorriso migliore. perché disarmi la vita e le difficoltà a sorridergli in faccia. E dunque, sebbene da poco di ruolo, la mia vita continua più che mai.... Precaria-Mente...


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31 maggio 2014

Trasgredire? Si può.

Si rifletteva sul significato della parola trasgressione, ormai impolverata e finita nella soffitta delle parole perdute. All'alba della nascita del tubo catodico, il concetto di trasgressione era fisicamente estremista: mostrare il ginocchio in tv. Per esempio. Ma cos'è oggi la trasgressione? Tralasciando l'overtreatment di culi e tette dei tempi nostri, la vera trasgressione di oggi è una clochard emarginata. Viaggia e si trastulla ai margini di un'(a)normalità quotidiana latente. Quella di oggi veste i panni della coerenza, del non adeguarsi alla "massologia" dilagante. Oggi la vera trasgressione è pensare con la propria testa senza avere paura di sostenere le proprie idee fino in fondo. Anche a costo di rinunciare a se stessi. Una volta si sollecitavano i bambini a spiegare il vissuto "con parole tue". Ecco. Oggi, invece, tutti usano parole di tutti per spiegare ciò che li circonda, volendo dare l'impressione di essere informati. In realtà nessuno ha un'idea propria e fa un copia-incolla orale tramandando come novelli Omero il sentito dire, che massifica e diventa realtà oggettivamente condivisibile. Ormai non si spiega più nulla a parole proprie perché c'è tutto a portata di click. Si usano aforismi e citazioni e il parlare social è diventato il nostro pour parlez quotidiano.Vuoi per pigrizia, per paura di contrariare gli altri o semplicemente perché è più facile abiurare. Che a pensare fuori dagli schemi si fa fatica. Anche Winston, l'ultimo uomo protagonista di “1984” di Orwell, alla fine si annullò nell'amore verso il Grande Fratello. In fondo quanto si può resistere prima di piegarsi alla distrazione di massa? Il diverso pensiero, anche nelle più sciocche questioni quotidiane, mette costantemente pressione, costringe a mettersi in discussione e spesso ci si chiede se non si stia prendendo una strada sbagliata. Troppi i pensieri che attanagliano, legati alla spicciola sopra-vivenza: la necessità di mettere insieme il pranzo con la cena, per esempio, per potersi preoccupare anche del futuro prossimo remoto. E così si subisce il bombardamento dilagante di informazione falsamente populista e molto germanista, propinando un contesto diversamente reale da quello effettivo. La vera scommessa oggi, dunque, è una nuova trasgressione fatta restando fermi in un punto: equi-distanti da tutto; fermandoci un attimo per capire dove è l'orizzonte reale, non quello che abilmente disegnano per noi. La vera trasgressione, oggi, non è più quella di mostrare un lembo di pelle ma l'esatto contrario; non è infrangere le regole ma rispettarle laddove si genera anarchia; reinventandole, cercandone le pieghe nelle maglie serrate della burocrazia scardinando il sistema dal di dentro; restare aggrappati laddove il vento soffia da un lato all'altro di questo corridoio chiamato vita. La vera trasgressione è crescere un figlio evitando di piazzargli davanti agli occhi a due anni un telefonino e un tablet in modo da diventare invisibile e passivo fruitore di immagini per non disturbare i genitori, anch'essi persi nell'etere, ma dargli strumenti per crescere consapevole, libero di pensare, non omologato alla massa di chi vorrebbe le nuove generazioni ignoranti e incolte come prati, su cui dominare e scrivere una storia legata a doppio filo a ciò che ieri era un astratto ideale - fascista o comunista non importa- ma che oggi concretamente si chiama denaro. Il motore del cosiddetto mondo civilizzato. Oggi la vera trasgressione è spegnere tutto e ritornare a vivere davvero. Senza sopra-vivere. Scendere tra la gente e ascoltare come soffia il vento. Come stiamo cambiando e come siamo davvero senza maschere. Che oggi non hanno più la consistenza di quelle pirandelliane, ma l'artificiale luminosità di un impersonale monito(r).


16 dicembre 2013

Bi-lanci.

E' nel significato recondito delle parole che si trovano le soluzioni. Bi - lanci ben assestati.Qualcosa da scaraventare dalla finestra a cavallo di un anno che galoppa via e uno che inizia a scalare la vetta del tempo.Non ne ho fatti spesso. Di bi-lanci. Piuttosto, mi sono sempre posta pochi e significativi obiettivi. Che quasi sempre ho perseguito. Con gli opportuni aggiustamenti e variazioni sul tema. Anche a costo di perdere di vista me stessa. Ma non l'orizzonte.Obiettivi pragmaticiconcretisostanziosi.

Ma.

Nelle pieghe degli ascendenti ariosi e leggeri, se ne nascondono altri.

Lievi ed eterei.Come la condivisione serena di un momento, ad esempio, che nulla ha a che vedere coi social.La condivisione di un pezzo di vita reale.Magari con gli schizzi salmastri che ti arrrivano sul viso.E non parlo del lungomare "libbberato". Godere di questo sole invernale, condividere la solitudine dell'anima per riempirla di silenzi.Che raccontano più di tante parole.Vacue. Blateramenti inutili.E ciascuno si aspetta che tu ascolti le chiacchiere insulse su stronzate quotidiane che diventano problemi insormontabili.Come 35 frasi di analisi logica.Machisenef***. E invece ti ritrovi a sorridere, ascoltare cortesemente, colmare la vacatio con cose inutili da fare, con risposte che fai a fatica a comporre, mescolando vocali e consonanti. E non puoi fuggire: ti rifugi davanti una finestra virtuale perché fuori le polveri sottili attanagliano l'aria già avvelenata  dai roghi.

E tutto irrita.Terribilmente.La casa diventa tana, lo schermo il panorama, gli occhi sopportano a malapena gli occhiali e.

Fa un freddo cane. Le mani gelate mentre scrivi e ascolti musica che ti straccia l'anima.Bi-lanci.Dall'esterno, la mia sarebbe una vita che a molte basta e che altre vorrebbero: lavoro, seppur precario, indipendenza economica, casa, vita impegnata, ore di palestra, un pò di vita sociale, battaglie varie e altro ancora.Ma IO?

Non è ciò che voglio. Non è la mia vita. Quella che mi disegno addosso nei sogni, quella che immagino, quella che vorrei.  Come, dove, da sola o in compagnia. Quella che vivo col contagocce in un anno. Nella piena libertà di decidere cosa fare, nella libertà di godere di una giornata di sole e aria pura che ti investe. Senza paura di . Vivere. Libertà di affacciarmi e non respirare veleno. Libertà di impossessarmi del MIO tempo. Che non mi appartiene. E che puntualmente e intenzionalmente frantumo appena ne ho un pò a disposizione per disperderlo sistematicamente a mio piacere in cose non fatte. Perché comunque è tempo. Perso. Di una vita che mi scorre di fianco e che non è la mia.

Qualcuno mi ha definito una roccia.

Ma il nucleo è un castello di sabbia.

Mi manca solo l'onda che mi porti via.

Ma ora è tempo di ritornare uno dei fantastici quattro:la cosa.

90% rock, 10% elastan, hand made Naples. Non voglio dilungarmi. Ho scritto già troppo. Come al solito una paginetta di introspezione inutile. E' che mi piacerebbe urlare un sonoro e tenorile vaffanculo, sbattere qualche porta...fare un pò di scena, insomma, dare soddisfazione al fuoco e la rabbia che mi ribolle dentro al pari del Vesuvio e che invece annacquo nell'anima e nel cuore sotto chiave. Perché devo sempre essere calmatranquillasorridenteepacioccona come Rafa Benitez?

Per questo li schifo i bilanci. Meno male che domani è estate.




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25 ottobre 2013

Il mio altrove

E' consolidata l'idea della mia dissociatezza cronica.Nella routine quotidiana presenza fisica; (la) mente e cuore altrove.

Il MIO altrove.

Quello che si sgroviglia nelle pieghe dell'estate che arriva e se ne va in un battito di ciglia, lasciandoti addosso abbronzatura e sale. Risate a sprazzi. Come gli schizzi di acqua salmatra che ti porta. Il vento. A cui si consegnano le parole non dette. Pensate e taciute. Perché in quel momento se ne son dette altre. Inutili e non vere.

Il MIO altrove.

Quello che si affaccia nei sogni che la coscienza rimanda e il subconscio rielabora. Il mio primo pensiero appena sveglia e l'ultimo la sera.

Dissociata cronica.Straziata.Fino a quando reggere?

Ti costringi a vivere a forza che non hai alternative che non quella.

Dormi per non pensare.

Ascolti musica a palla per non sentire i pensieri.

E cerchi di resistere al massimo livello.Quando nei pensieri esce "Warning" in  rosso; quando sul tappeto in palestra spingi fino a sentire il cuore battere follemente nelle orecchie e ti avvisano che il cuore batte troppo forte.per non pensarepensare.Cercare di dimenticare.

Che è nell'altrove che riesci a vivere la tua dimensione.Tu sei tu.

Ed è troppo poco sentirsi vivi una sola volta l'anno.

Quando.

Ti affacci e senti un tuffo al cuore.

E allora scappi appena puoi.Per risentire quel tuffo.E capire che non sei macchina.

Appena la gabbia si chiude inesorabile sopra di te.Via.Via.

Che l'inverno arriverà.


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9 ottobre 2013

Aspetta un attimo.

Tanti giorni di pioggia consecutivi.Non  vi eravamo più abituati.Nuvoloni neri  sulle teste, un'aria che sa ancora di sole caldo ma profumata di pioggia, giacche strappate dagli armadi in fretta e furia giusto per non lasciare margini di manovra ai primi malanni stagionali.E la routine ripresa -a forza- tra corse nel quotidiano, la vita da organizzare e al lavoro, bambini in tenerissima età che piangono, strappati dalla loro casa e portati a scuola perché le mamme lavorano.E quei pianti disperati ti stringono il cuore mentre cerchi di consolarli col risultato che ti riecheggiano una giornata intera nelle pieghe del cervello, mentre cerchi di impiegare il pomeriggio in qualcosa che non sia il combattere ossessivamente contro il desiderio di buttarti sul letto.E svegliarti direttamente il mattino dopo.Meno male che gli impegni filiali ti obbligano. A radunare le energie e andare.Torni che è già notte.La strada è illuminata a tratti e il buio leviga il grigiore che, durante il giorno, il sole impietoso mette in mostra. Su quella stessa strada.On the road: sempre la stessa.

Me ne vado pianino pianino, con la pioggia che cade a scrosci, le auto che mi sfrecciano accanto sull'asfalto oleoso di pioggia.La figlia si accuccia con la testa sulla spalla. Il tergicristallo segue il ritmo delle note morbide di Mario Biondi.L'abitacolo un guscio tiepido e sicuro.L'auto macina lentamente chilometri, mentre i palazzi scorrono ai margini, con le finestre a rimandare luci domestiche di vite interne.Ogni finestra una storia.Chissà.E vorresti cristallizzare l'attimo, nonostante il maltempo, l'umidità che si insinua nelle ossa, la strada a lunga percorrenza nervosa e viscida che ti costringe a moltiplicare l'attenzione.Ma siamo solo noi, mother and daughter.una musica serena.la strada.l'ovatta in cui siamo immerse.un silenzio condiviso.

Non serve più nulla.

Tranne una pizza.Fame a bordo... :D


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23 settembre 2013

delete

Siamo già a domani.E l'oggi è già ieri.Nelle pieghe della memoria.Con un peso in un posto delocalizzato all'altezza di organi interni vitali tra cuore fegato  e stomaco che neanche un'autopsia live potrebbe individuare. E.

Assoluta incapacità di dormire.Con l' ingorgo di pensieri che sgomitano : una gara tra chi, per primo, deve prendere il sopravvento. Anche se.

Tutti viaggiano in un 'unica direzione. Senso unico. Solo che tu, necessariamente, devi. Viaggiare. Contromano. Navighi a vista senza segnali di riferimento.Schettino ha fatto scuola.

Cercando di. decodificareinterpretarecapire.faticosoinutilenecessario per alimentare illusioni di una vita appenaappena di-versa. Per sopravvivere attaccandoti. Ad una speranza di salvataggio qualsiasi. Di una qualche prospettiva futuraremota.Che vada al di là del ragionevole dubbio.Di stare per l'ennesima volta. Sbagliando.Ma.Indietro non si torna. Mai più. Nè si guarda.Si potrebbe restare impietriti come chi incrociava lo sguardo di Medusa.Non a caso tutto finisce sempre lì. A mare.

E' che non mi va di recidere in maniera rapida ed indolore il cordone ombelicale con l'estate. E lasciare me stessa sulla riva cheta e trasparente di una spiaggia che sopravvive a se stessa di anno in anno. Come me. E che è il mio personale tallone d'Achille, foro nella corazza di titanio che mi sono cucita addosso mazzata dopo mazzata, costruendo nell'anima e nel cuore un doppio fondo in cui riporre. Emozioni e sensazioni sublimate a forza. Per non soffrire. Ancora. Diffidando sempre. Affidandomi a tratti. Con chi ha. Avuto la pazienza di non giudicarmi ma di capirmi e cazziarmi al momento giusto. Scalfendo un pò alla volta la scorza. E mi costa ogni volta un pò. Lasciarmi alle spalle quei panorami. E ricollocarmi. Non ho ascolto e mi guardo allo specchio delle parole in un blog-dimora della mia parte più oscura in cui  ritrovo pezzi di anima smarrita. Per capirmi e rievocare. Con le note di Cammariere che tamburellano nelle cuffiette, la casa immersa nel sonno e le dita che scorrono ticchettando sui tasti. E' buio. Pesto. Gli occhiali appannati dalle ditate che si collezionano sui vetri rendono appannate anche lettere e consonanti da mettere assieme . Penso che sto perdendo tempo a scrivere  queste quattro chiacchiere notturne e pato-(il)logiche. Con gli eterni rimpianti per le occasioni perdute. Per assenza di comprendonio.Un intervento difensivo sbagliato sanzionato in rigore. Con le continue illusioni  di ciò che poteva essere, non è stato e. Non lo sarà(?). Che palla. E' che in fondo mi piace 'sto status di leopardiana memoria.  M' é dolce naufragar etcetc...Vabbuò.

44. Come i gatti. Entità base felina. la mia. Si ricomincia da me. It's time to go. Corazza tappata. Cuore maciullato?dettaglio irrilevante. delete.

cia putimm fà.

 

Settembre :Sergio Cammariere

http://www.youtube.com/watch?v=TgNM7qDXQWk


16 settembre 2013

S-carpe diem.

Già. S-carpe diem. Nel senso che bisogna sempre camminare.E.pedalare.

Non è che è tutta discesa.

la mia.

tuttasalitasenzaossigeno. La vita di per sè è un rischio, un azzardo che, per quanto tu abbia calcolato e cercato di ridurre al minimum  gli effetti collaterali, c'è sempre qualche intoppo.

Fisio-illogico.

A partire dal contratto di lavoro precario che scegli TU volutamente di far slittare ad ottobre con l'inizio della refezione pur di tornare nella tua sede lavorativa preferita-e poi leggi sui giornali che si stanno "scannando" per approvare il bilancio comunale che deve rendere operativi i fondi per. Garantirla.

E lì ti senti appesa. Ad un filo. Precarietà nella precarietà.

Teng 'na sede senza "seggia". Una sede senza "sedia" I translate.

E così se non approvano il bilancio, sono out. Fuori. Insieme ad altre 200 sfigate.Vabbuò che uno vende cara la pelle, però a combattere sempre pure ci si stanca. Speriamo in una prospettiva di accordo diplomatico tipo quello siriano, per intenderci, per salvarci il didietro tutte.Noi e loro intendiamoci.Aspettiamo queste 48 ore.

Tanto ormai abbiamo imparato abbondantemente.

Ad aspettare. A patto che poi arrivino i risultati.Altro conto è aspettare a vuoto.

Tipo stare sulla fermata dell'autobus e non sapere che c'è lo sciopero.Hai voglia ad aspettare. Non puoi neanche attaccarti.

Ognuno decida il suo dove.

Scelte.

E' che non me ne va bene MAI una. Gioco.Rischio.E perdo.

echecazz.Nella vitaprivata.Nella vita lavorativa. (sperando che si mettano d'accordo).

Nel cuore.Nella mente.E' che non capisco mai niente. Subito. Arrivo col fuso orario della thailandia a capire qualcosa. E quando me ne accorgo. Il treno. E' passato. Già da tempo.

E l'ho perso.

E sì che sono sempre vigile.Ma col cuore non ci riesco.A dialogare.

E mi massacro. mentalmente.Perché vorrei dare a ciascuno il suo in modo efficace efficiente economizzando parole e gesti.Invece di sforzarmi di.

 

mediare.

Tra un intervallo e un altro. Coi sogni ballerini che l'inconscio trasmette.al cervello. e uno stato d'animo agitatoconfusoventososcartavetrato.

Però, almeno in apparenza, pare che io trasmetta l'equilibrio della serenitàforzafermezza.

da "monica tibetana" (é bruttissima ,lo so) :)

Sempre col sorriso e la battuta pronta.QUI. nella valle di lacrime.

mentre vorrei essere.

Daincon.

tutt'altra parte.

salata.

dissociata cronica.

si continua a non capire.


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6 luglio 2013

Forma e sostanza

Vado a ritroso.Sfoglio le pagine virtuali di un blog che, dal 2007, ha camminato fedele al mio fianco.Nella mia vita.Quando ho avuto bisogno di uno specchio in cui leggere ciò che quello di casa non rifletteva.Le immagini che IO volevo vedere.Riflessi e illusioni infrante in uno specchio.Pezzetti del mio piccolo cammino in continuo divenire called vita.Mille cambiamenti esteriori, in scala con quelli che l'interior designer esperienza ti progetta addosso e dentro.

obiettiviambizioni aspettativesperanze.

Che sistematicamente si fracassano sugli scogli della vita reale, quella che ti riserva paccheri ben assestati e ti straccia davanti agli occhi forma e sostanza. del vivere.

Per me, che per non avere più coltellate da anni non mi faccio prendere la mano, ingabbio il cuore e rifiuto di lasciarlo libero, essere ingabbiata e privata, seppur amichevolmente ed involontariamente, di quella stessa libertà che non concedo alle mie emozioni belle o brutte che siano, mi rende esasperatamente claustrofobica : non me ne riesco ad uscire. I neuroni vibrano ma troppi anni di educazionecondizionante ne imbrigliano la rabbia, contengono le reazioni e mi consigliano il buon viso. A cattivo gioco. Mi sento un ibrido senza capo nè coda, che tende a dissimulare ma che non ne è capace; un agnello travestito da lupo, apparentemente roccia, una su cui si può contare sem-pre, una dura.

Con cuore e mente a pezzi.

Che mente agli altri. Ma soprattutto. A se stessa.

Senza possibilità di raccattare alcunché.Una sofferenza sublimata a suon di sorrisi, ironia e parole finte, in un' apparente normalità ed equilibrio. Maschera paraffinata e seppellisci tutto in fondo all'anima o qualsiasi cosa essa sia, separi  mente e cuore come se fossero tuorlo e albume : attenzione costante e tiri via con le dita qualche briciola che sfugge. All'uno o l'altro che importa.

E a chi importa di te. Di capirti. Di ascoltarti dav ve ro. Di andare sotto la superficie e vedere questo iceberg in quali profondità affonda. chissenefrega.

Ognuno resta ancorato all'immagine di te che gli fa più comodo:mammamoglieamica.Giusto le prime cose che affiorano.

Nel frattempo, ti sdoppi e ti perdi nelle pieghe della giornata che scorre indolente con tempo  in abbondanza e tutta l'intenzione di lasciartelo scorrere di fianco ma con altri che te lo organizzano a proprio uso e consumo.Corto circuito.

tutto ciò che vorresti fare è:

mollare tutto.

Fuggire.Una volta(da)Sola.Per essere davvero te stessa.Lasciarti andare, ridere, scherzare, abbassare tutte le difese senza pensare alle parole pesate. Senza pensare.Esondare e fare il tuo porco comodo. SENZA rendere conto a nessuno. Far finta che. Sei libera. Per un giorno.

Senza gabbieipocrisietelefoni.

Lasciare pensieri e responsabilità ancorati.

Salpare.

Per capire se esisti davvero. Ancora.


6 giugno 2013

Tired

Staaaa- nca.

Sono stanca. In più from Naples mi definirei sfasteriata.

Lo sfasterio è un concetto che non ha eguali in Italian language e dunque lo lascio lì.

Senza tradurre più di tanto. Lo sfasterio è trasversale.Ti permette di coniugare un'infinità di problematiche  umorali e convogliarle nel calderone.

Dello sfasterio, appunto.

Sfasteriata di subire attacchi gratuiti e acri di gente che neanche ti conosce ma ha la presunzione di essere migliore di te solo  per il fatto di sentirsi protetta dall'ombrello.

Che ti ripara dalla pioggia e dal sole. Ma. Non ti fa guardare. Oltre.

Meglio sedere dunque dal lato del torto.

Sfizioso togliere agli altri il meschino piacere di sottolinearlo. Il tuo presunto torto. Visto che ognuno si autoreferenzia-correntismo a fini personalidalla parte della ragione e ti copre di fango perché solo denigrandoti si sente. Migliore. Di te. Che in fondo non devi dimostrare

NULLA. A Nes-su-no.

Tired .Stanca di essere messa alla prova. Ogni santo giorno.

Come se la vita fosse un perpetuo teorema  geometrico da dimostrare.

Guai a sbagliarla. Ti porti il debito. Si dice così, oggi. Ai tempi miei si era rimandati.

A settembre.Appunto.Rimandiamo tutto a. Settembre.

In mezzo. la solitacaldaattesauspicata.Estate.sudatasoleggiatasalata.

Con le mani tra le onde e gli occhi all'orizzonte.

Quello della tua vita si è perso tanto tempo fa. Si naviga a vista cercando di scansare gli scogli. Per evitare di abbandonare la nave dopo il crash. Detesto avere qualcuno tra i piedi che mi chieda di " salire a bordo ,cazzo".

C'è chi lo fa tutti i giorni.E mi sono sfa ste ria ta.

Passo e chiudo. La zattera aspetta....


7 febbraio 2013

Sottovivere.

Sound anni 70 .Lascio scivolare le note nelle orecchie per riempire con le onde sonore la diga che argina i pensieri. Che non voglio leggere dentro. La sensazione è quella di un caldo té aromatico che scivola in gola a lenire.Il dolore.Che ti stringe e attanaglia .Influenza.Certo.Ma non è quella tipically invernale. E' una forma che di virale non ha nulla.Anticorpi di autocontrollo ferreo inglobano il dolore dall'anima e lo scaricano in ogni cellula del tuo.Corpo.Che si intossica fino a non poterne più.E stai. Ma-le. Fisicamente.perché.Non vuoi lasciare che le emozioni prendano il sopravvento, guidando le reazioni, mostrando il fianco, l'aspetto più debole di te, quella parte che nel corso degli anni hai imparato bene a. Rinchiudere.Soffocare.Demolire.Troppi paccheri.Troppe pugnalate.Troppo di tutto.E allora scegli la strada meno dolorosa. Per quella che definiscono anima. Non ti lasci coinvolgere .E .Tieni tutti equidistanti da te.Necessario per sopravvivere.Un' arte che viaggia col cambiamento:il prodotto è un ibrido parallelo.Che aspetta solo di svernare.

Di prima mattina.A piedi scalzi nella sabbia tiepida.Con gli occhi persi nell'infinito, mentre il mondo è nel torpore del risveglio e finalmente ricordi  quanto sia bello.Il vivere. Senza sottovivere. La sopravvivenza è un concetto sopravvalutato. E sorpassato.Uno standard che anche le agenzie di rating hanno ribassato.Tripla B.Ora si sottovive.Col capo chino. Senza . Ascoltare.Guardare.Respirare.Ridere.Piangere.


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