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Le feste a modo mio /4
post pubblicato in
Diario
, il 29 dicembre 2008
Addobbi di carnevale
Non esistevano le feste quando lavoravi nella scuola privata.
Gestita da comuni mortali, non apparentati con l' Altissimo.
Si lavorava sempre, escluse le feste in rosso sul calendario.
Dunque anche il 31 dicembre.
Prefestivo.
Silvestro.Che non è il gatto targato looney toones, ma il santo dell'
oh happy days
, del trenino e delle trombette; il giorno di coloro che corrono da barbieri, parrucchieri, estetiste ed affini per rimettersi in sesto per la
Notte
più festeggiata dell'anno
,
cercare l'accessorio più stravagante per essere il top della festa.
Per sfavillare più dei fuochi.
In controtendenza, le 6 maestre più sfigate dell'universo scolastico, andavano a lavorare in una scuola pressochè fantasma, dove echeggiavano sparute voci di bambini più sfigati delle maestre e l'eco dei nostri passi.
Chissà perchè, un rumore ricorrente di queste feste.
La direttrice ordinava a me-la coordinatrice dell'equipe psicopedagogica-le sfigate di cui sopra -di cominciare a creare gli addobbi carnevaleschi per la scuola.
Carnevaleschi.
Già.
Il 31 dicembre.
San Silvestro.
Molto in tempo utile per.
Non vi dico le facce tra l'inebetito e lo stralunato delle sfigate, che più garibaldine che mai, con l'obbedisco pronto e la mano sul cuore, oscillando tra lo svogliato e il mozzicato di parolacce, si fiondavano all'assalto di cartoncini, colla, pennelli e pitture per ritagliare, costruire e approntare quanto più materiale possibile per il carnevale, il corpo presente ma la testa al veglione col fidanzato o al cenone da preparare.
Io.
Che aspettavo una quindicina di persone a casa e c'erano le ultime cose da comprare, il polipo da scaldare, le vongole da spurgare e il cotechino da tuffare nell'acqua calda.
Il vero count down dunque per noi sfigate in realtà iniziava prima di mezzanotte.
Era quello che dalle 14.55 portava alle 15.
L'ora della fuga .
Orologi sincronizzati, non scattava neanche il 60° secondo che eravamo già scomparse all'orizzonte.
La direttrice non aveva il tempo di capire che fosse quel polverone.
Gli auguri baciati rapidamente, schizzavamo via più veloci di Superman.
Maestre sublimate verso la seconda parte della giornata.
Ore per organizzarla.
Un soffio per viverla.
Come ora.
E sempre.
Che è un tempo troppo lungo.
Nell'attesa del count down, vi auguro
BUON ANNO
Senza troppi
aggettivi
e
parole
.
Quelli li scriveremo insieme giorno per giorno.
Se volete.
What else?
Bryan Adams : Heaven
Chaka Khan : I feel for you
and all the roads we have to walk along are winding
permalink
| inviato da
Mokella
il 29/12/2008 alle 21:21 |
commenti (35)
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Ho sempre detestato questa parola.Precario.Precario non è un lavoro, ma un aggettivo.Quando mi chiedono:"e tu che lavoro fai?", mica rispondo:"sò precario!".Specifico compitamente:"Insegnante.Precaria". Precario dunque è un aggettivo,usato e abusato ormai, cucinato in tutte le salse, spia di una condizione pressochè perenne di incertezza.Perchè quando il lavoro è T.D.,pare che tutta la tua vita - pubblica,privata ed intima - sia tale.Precario è un modo di vivere, un modo di agire ed operare in equilibrio instabile.Bisogna avere una tempra forte per fare il "precario".Uno spirito di adattamento enorme, essere pronti a mettersi sempre in gioco,sempre pronti a dimostrare che sei professionista.Che essere precario non significa essere senza qualità.Ma che fatica.
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