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  PrecariaMente Precari si nasce.E io lo nacqui.
 
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Ho sempre detestato questa parola.Precario.Precario non è un lavoro, ma un aggettivo.Quando mi chiedono:"e tu che lavoro fai?", mica rispondo:"sò precario!".Specifico compitamente:"Insegnante.Precaria". Precario,spia di una condizione pressochè perenne di incertezza.Perchè quando il lavoro è T.D.,tutta la tua vita è a tempo determinato. Inizia.Finisce.Punto.Precario è un modo di vivere, un modo di agire ed operare in equilibrio instabile.Se non si hanno tempra forte,spirito di adattamento,corazza e sensi di ragno, il precariato non fa per voi.Sempre pronti a mettersi in gioco,sempre pronti a dimostrare che si è professionisti.Che essere precario non significa essere senza qualità.Ma che fatica.


25 ottobre 2013

Il mio altrove

E' consolidata l'idea della mia dissociatezza cronica.Nella routine quotidiana presenza fisica; (la) mente e cuore altrove.

Il MIO altrove.

Quello che si sgroviglia nelle pieghe dell'estate che arriva e se ne va in un battito di ciglia, lasciandoti addosso abbronzatura e sale. Risate a sprazzi. Come gli schizzi di acqua salmatra che ti porta. Il vento. A cui si consegnano le parole non dette. Pensate e taciute. Perché in quel momento se ne son dette altre. Inutili e non vere.

Il MIO altrove.

Quello che si affaccia nei sogni che la coscienza rimanda e il subconscio rielabora. Il mio primo pensiero appena sveglia e l'ultimo la sera.

Dissociata cronica.Straziata.Fino a quando reggere?

Ti costringi a vivere a forza che non hai alternative che non quella.

Dormi per non pensare.

Ascolti musica a palla per non sentire i pensieri.

E cerchi di resistere al massimo livello.Quando nei pensieri esce "Warning" in  rosso; quando sul tappeto in palestra spingi fino a sentire il cuore battere follemente nelle orecchie e ti avvisano che il cuore batte troppo forte.per non pensarepensare.Cercare di dimenticare.

Che è nell'altrove che riesci a vivere la tua dimensione.Tu sei tu.

Ed è troppo poco sentirsi vivi una sola volta l'anno.

Quando.

Ti affacci e senti un tuffo al cuore.

E allora scappi appena puoi.Per risentire quel tuffo.E capire che non sei macchina.

Appena la gabbia si chiude inesorabile sopra di te.Via.Via.

Che l'inverno arriverà.


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permalink | inviato da Mokella il 25/10/2013 alle 0:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

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