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  PrecariaMente Precari si nasce.E io lo nacqui.
 
Diario
 


Ho sempre detestato questa parola.Precario.Precario non è un lavoro, ma un aggettivo.Quando mi chiedono:"e tu che lavoro fai?", mica rispondo:"sò precario!".Specifico compitamente:"Insegnante.Precaria". Precario,spia di una condizione pressochè perenne di incertezza.Perchè quando il lavoro è T.D.,tutta la tua vita è a tempo determinato. Inizia.Finisce.Punto.Precario è un modo di vivere, un modo di agire ed operare in equilibrio instabile.Se non si hanno tempra forte,spirito di adattamento,corazza e sensi di ragno, il precariato non fa per voi.Sempre pronti a mettersi in gioco,sempre pronti a dimostrare che si è professionisti.Che essere precario non significa essere senza qualità.Ma che fatica.


9 ottobre 2013

Aspetta un attimo.

Tanti giorni di pioggia consecutivi.Non  vi eravamo più abituati.Nuvoloni neri  sulle teste, un'aria che sa ancora di sole caldo ma profumata di pioggia, giacche strappate dagli armadi in fretta e furia giusto per non lasciare margini di manovra ai primi malanni stagionali.E la routine ripresa -a forza- tra corse nel quotidiano, la vita da organizzare e al lavoro, bambini in tenerissima età che piangono, strappati dalla loro casa e portati a scuola perché le mamme lavorano.E quei pianti disperati ti stringono il cuore mentre cerchi di consolarli col risultato che ti riecheggiano una giornata intera nelle pieghe del cervello, mentre cerchi di impiegare il pomeriggio in qualcosa che non sia il combattere ossessivamente contro il desiderio di buttarti sul letto.E svegliarti direttamente il mattino dopo.Meno male che gli impegni filiali ti obbligano. A radunare le energie e andare.Torni che è già notte.La strada è illuminata a tratti e il buio leviga il grigiore che, durante il giorno, il sole impietoso mette in mostra. Su quella stessa strada.On the road: sempre la stessa.

Me ne vado pianino pianino, con la pioggia che cade a scrosci, le auto che mi sfrecciano accanto sull'asfalto oleoso di pioggia.La figlia si accuccia con la testa sulla spalla. Il tergicristallo segue il ritmo delle note morbide di Mario Biondi.L'abitacolo un guscio tiepido e sicuro.L'auto macina lentamente chilometri, mentre i palazzi scorrono ai margini, con le finestre a rimandare luci domestiche di vite interne.Ogni finestra una storia.Chissà.E vorresti cristallizzare l'attimo, nonostante il maltempo, l'umidità che si insinua nelle ossa, la strada a lunga percorrenza nervosa e viscida che ti costringe a moltiplicare l'attenzione.Ma siamo solo noi, mother and daughter.una musica serena.la strada.l'ovatta in cui siamo immerse.un silenzio condiviso.

Non serve più nulla.

Tranne una pizza.Fame a bordo... :D


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permalink | inviato da Mokella il 9/10/2013 alle 22:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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