Entità base felina Entità base felina PrecariaMente | PrecariaMente | Il Cannocchiale blog
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  PrecariaMente Precari si nasce.E io lo nacqui.
 
Pensieri ed Illusioni
 


Ho sempre detestato questa parola.Precario.Precario non è un lavoro, ma un aggettivo.Quando mi chiedono:"e tu che lavoro fai?", mica rispondo:"sò precario!".Specifico compitamente:"Insegnante.Precaria". Precario,spia di una condizione pressochè perenne di incertezza.Perchè quando il lavoro è T.D.,tutta la tua vita è a tempo determinato. Inizia.Finisce.Punto.Precario è un modo di vivere, un modo di agire ed operare in equilibrio instabile.Se non si hanno tempra forte,spirito di adattamento,corazza e sensi di ragno, il precariato non fa per voi.Sempre pronti a mettersi in gioco,sempre pronti a dimostrare che si è professionisti.Che essere precario non significa essere senza qualità.Ma che fatica.


18 settembre 2015

chissà

Avrei bisogno di dirti "ti amo". Almeno una volta.Per capire, dopo tanti anni.Se, come e quando mi sarei davvero sbagliata. Se davvero quegli sguardi che allacci nei miei occhi fino a trattenere il respiro siano parole che devo leggere tra le righe o mere fantasie ed illusioni di una che non ha capito nulla. devo capire se il buongiorno sia un'abitudine o un modo per restare legato a me. Se è vero che non deve diventare abitudine, perché allora lo fai? perché quei sorrisi e quelle intese davvero sono illusioni ? O aspetti? O sei davvero così. E sono io che ammanto tutto di un'aura che non mi appartiene. O forse bisogna andare slow. O forse non ne abbiamo né voglia e né coraggio di spingere oltre. Eppure è così bello dividere qualcosa con te.Fosse anche solo un tramonto. Un sorriso di sbieco. Una lettura ironica e divertente di quello che ci circonda e accade . Nonostante noi. ma è così bello quel buongiorno. la mattina. E' così bello sapere che ci sei. . Dietro uno schermo immobile e trasparente, privo di emozioni e sguardi. Ma quelli ce li mettiamo noi. Non so i tuoi. ma i miei li so. E' un sorriso, un buco nel cuore, un vuoto assoluto di una presenza fisica. perché anche il solo sapere che ci sei lì, seduto mi riempie mente e cuore. Il solo sapere che alzo lo sguardo e ti vedo mi anima. E l'assenza fisica mi duole nelle ossa e nell'anima. E vorrei proprio sapere se per te è lo stesso.


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23 settembre 2013

delete

Siamo già a domani.E l'oggi è già ieri.Nelle pieghe della memoria.Con un peso in un posto delocalizzato all'altezza di organi interni vitali tra cuore fegato  e stomaco che neanche un'autopsia live potrebbe individuare. E.

Assoluta incapacità di dormire.Con l' ingorgo di pensieri che sgomitano : una gara tra chi, per primo, deve prendere il sopravvento. Anche se.

Tutti viaggiano in un 'unica direzione. Senso unico. Solo che tu, necessariamente, devi. Viaggiare. Contromano. Navighi a vista senza segnali di riferimento.Schettino ha fatto scuola.

Cercando di. decodificareinterpretarecapire.faticosoinutilenecessario per alimentare illusioni di una vita appenaappena di-versa. Per sopravvivere attaccandoti. Ad una speranza di salvataggio qualsiasi. Di una qualche prospettiva futuraremota.Che vada al di là del ragionevole dubbio.Di stare per l'ennesima volta. Sbagliando.Ma.Indietro non si torna. Mai più. Nè si guarda.Si potrebbe restare impietriti come chi incrociava lo sguardo di Medusa.Non a caso tutto finisce sempre lì. A mare.

E' che non mi va di recidere in maniera rapida ed indolore il cordone ombelicale con l'estate. E lasciare me stessa sulla riva cheta e trasparente di una spiaggia che sopravvive a se stessa di anno in anno. Come me. E che è il mio personale tallone d'Achille, foro nella corazza di titanio che mi sono cucita addosso mazzata dopo mazzata, costruendo nell'anima e nel cuore un doppio fondo in cui riporre. Emozioni e sensazioni sublimate a forza. Per non soffrire. Ancora. Diffidando sempre. Affidandomi a tratti. Con chi ha. Avuto la pazienza di non giudicarmi ma di capirmi e cazziarmi al momento giusto. Scalfendo un pò alla volta la scorza. E mi costa ogni volta un pò. Lasciarmi alle spalle quei panorami. E ricollocarmi. Non ho ascolto e mi guardo allo specchio delle parole in un blog-dimora della mia parte più oscura in cui  ritrovo pezzi di anima smarrita. Per capirmi e rievocare. Con le note di Cammariere che tamburellano nelle cuffiette, la casa immersa nel sonno e le dita che scorrono ticchettando sui tasti. E' buio. Pesto. Gli occhiali appannati dalle ditate che si collezionano sui vetri rendono appannate anche lettere e consonanti da mettere assieme . Penso che sto perdendo tempo a scrivere  queste quattro chiacchiere notturne e pato-(il)logiche. Con gli eterni rimpianti per le occasioni perdute. Per assenza di comprendonio.Un intervento difensivo sbagliato sanzionato in rigore. Con le continue illusioni  di ciò che poteva essere, non è stato e. Non lo sarà(?). Che palla. E' che in fondo mi piace 'sto status di leopardiana memoria.  M' é dolce naufragar etcetc...Vabbuò.

44. Come i gatti. Entità base felina. la mia. Si ricomincia da me. It's time to go. Corazza tappata. Cuore maciullato?dettaglio irrilevante. delete.

cia putimm fà.

 

Settembre :Sergio Cammariere

http://www.youtube.com/watch?v=TgNM7qDXQWk


21 settembre 2012

Solstizio d'autunno.

Oggi entra ufficialmente.L'autunno.Non so se ad anta suonati, sia giusto pensare che ci sia ancora una primavera futura da vivere o sia meglio fare spallucce e rassegnarsi ad affrontare a testa alta e schiena dritta l'autunno e l'inverno della vita che ci aspetta. Che mi aspetta. Non so se sia giusto o meno abbandonare l'idea -e sperare-che ci possa essere ancora una stagione di rinascita. Dopotutto. Ogni età ha la sua stagione. Anche se nessuno ci obbliga ad incasellarci, a collocarci in un 'ottica così riduttiva del dover agire secondo età anagrafica se non noi stessi. E i condizionamenti inevitabili che provengono dall'esterno. Bando agli eccessivi giovanilismi, che corrono il rischio di rendere ridicoli chi li interpreta, e fermo restando che il tempo perso non torna più, credo che in fondo un pò di  obiettivi e progetti si possano e si debbano alimentare.

Senza scadere nelle illusioni. Pericolose. Molto.

E' necessario mantenere la mente giovane, oltre gli schemi e gli standard che vogliono imporci.Non illudendoci di poter ricomperare i vent'anni.Perché ne abbiamo oltre il doppio. Ma. Se la mente è vivace, le esperienze hanno donato saggezza e quella giusta dose di ironia che sdrammatizza e intriga, che importa qualche ruga e qualche chiletto in più? Basta un pò di sport-perché altrimenti ce cala tutto- una messa in piega dal parrucchiere e via.Gli anta con nonchalance.Perché ci si dovrebbe sottoporre a sedute estenuanti tra estetista, creme antirughe e anticellulitiche, trattamenti al fango puzzolente, luce pulsante varie ed eventuali diavolerie?Perché la società ci vuole sempre giovani, belle, preparate per dimostrare venti giorni di meno? o perché se non sei benvestitapettinatatruccatamagra saresti una fallita di periferia?

Chissenefrega.

Se Leopardi diceva che "virtù non luce in disadorno ammanto" , posso affermare senza tema di smentita che "l'ammanto luce per le virtù". E se a qualcuno il luccichìo dà fastidio, può infilare gli occhiali da sole. E continuare a non vedereOltre il proprio naso. E a sbattere. Contro i pali.

Però mò, per rileggere, devo mettere gli occhiali che 'sto Times New Roman non lo vedo proprio.E chest'è, dopo gli anta.

Una canzone meravigliosa che una cara amica mi ha fatto conoscere qualche tempo fa:

Settembre. Cristina Donà


24 aprile 2010

Soffitte

L'orologio sembra scandire un tempo strano e surreale.
A tratti le lancette scorrono a velocità impensabili, divorando attimi di vita non vissuta: ti passano accanto rendendosi inafferrabili e persi.
A tratti  le lancette si cristallizzano  scandendo secondi col peso di ore: addosso il peso di una vita macerata e macinata senza risparmio, senza concedersi un attimo.
               di.
               STOP.
E dunque la ragione impone al corpo di obbedire.
             per.
Alzarsi ogni mattina  all'alba
              e
mettersi in movimento svolgere tutte le faccende di routine,lavorare e
portare a termine tutto ciò che è scritto nel contratto quotidianio di adulto serioresponsabileproduttivomaturo.
Con tutti gli annessi e connessi.
Da automa perché  la testa non ha voglia di spingersi oltre.
E lasci che i ragni tessano ragnatele nei pensieri, la mente  una soffitta in cui stipare assilli, inquietudini, emozioni, idee che continuano ad ammassarsi ed impolverarsi, mentre un raggio di sole appena nato ne illumina un angolino mentre un pò di vento soffia via qualche sbuffo di polvere e miriadi di puntini luminosi aleggiano in quel baffo di luce in un gioco tanto magico quanto evanescente ed effimero.
Come le illusioni
 le aspettative,.
Il futuro lontanopresenteprossimo che esiste e si materializza nella misura in cui scandisci la giornata: mattinapomeriggiosera.
Sono in stand by, distante dai pensieri e da me stessa : il telefono squilla e non ho voglia di rispondere mentre girovago per le strade tra mille e fasulli impegni pur di scappare da me .
In attesa  di sopravvivermi.

Della serie:adda passà 'a nuttata.


Evanescence: My Immortal


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3 aprile 2010

Dentro e fuori

Anacronisticamente fuori posto.
Pulisci dentro e fuori le stanze come se la stessa pulizia potesse essere fatta dentro e fuori di te.
Dentro.
Il cuore.
Unico muscolo striato involontario.
E' che la fregatura sta propro nelle striature.
E' lì che si annidano i tormenti e i dubbi, le conclusioni affrettate e le scelte sbagliate.
Nelle striature, nei piccoli solchi che rappresentano tutte quelle catene che dobbiamo spezzare prima di arrivare.
Dovunque abbiamo programmato di arrivare.
Ma davvero raggiungiamo ciò che ci siamo prefissati o non sono piuttosto le mete a raggiungere noi e imporci il loro traguardo?
Ed è proprio per questo che poi ci scontriamo con una realtà diversamente rappresentata nelle nostre idee e ciò ci scatena battaglie e frustrazioni con la sensazione di aver smarrito in questo duello qualcosa.
E lo cerchi.
Dentro.
Di te.
Nelle pieghe dei dubbi e dei sentimenti soffocati a forza, nel coraggio di rimetterti in discussione sempre.
A torto o a ragione.
Fuori.
Negli sguardi che hai perso, nelle occasioni che si profilano all'orizzonte e che cambiano rotta perchè non sai navigare, nelle illusioni programmate e  disattese, nelle aspirazioni coltivate e seccate.
Sono tappe obbligate.
E parliamo di scelte per darci una parvenza di libertà inesistente, un contentino sulla possibilità pari a zero di poter incidere sul corso degli eventi.
Dentro o fuori.
Di questi tempi.
Fuori.
Un taglio di capelli,
Un colore più chiaro per salutare la primavera.
Un modo per dire al mondo che hai superato indenne un altro inverno.
Dentro
Nella mente .
Accantonando l'impossibile per subìre il possibile reale, abortendo senza pillola qualsiasi anelito di libertà assaporandone di presunta.
Facendo finta che.
Fuori.
Un giubbotto nuovo, giusto per darsi un tono di forma.
Che in fondo tutto questo non è che serve.
La sostanza è altra.
Dentro.
C'è un ritornello nella mente che non va via.
Indelebile e tatuato.
Una ninna nanna continua, una litania all'infinito, un disco rotto e incantato sulla stessa nota.

Sottomissione e ribellione.

Gesù o Barabba.

Crocifissioni e ladroni .

Morte e resurrezione.
Dentro e fuori dei confini labili                 

             testa
    di       cuore
                vita.

Questioni di finte scelte.

Infatti, manco quest'anno, mi hanno regalato il Noccior di Lindt  per cui sceglierò di comprarlo.
E dentro spero in una bella sorpresa.

Vabbè.
BUONA PASQUA. 




Vasco Rossi . Sto pensando a te


22 gennaio 2010

Libri

Gli occhi a malapena si reggono aperti.
La testa risuona di chiacchiere sgarrupate, stupidi cicaleggi che abbattono i neuroni come birilli da evitare se non vi si vuol inciampare.
Ambiguità sottili e latenti: strategie di difesa che diventano attacco preventivo.
E. Poi.
Confidenze che scorrono nel filo e  toccano le corde del cuore.
Parole sussurrate, lievi come piume, accarezzano le orecchie pacatamente, come se ci si raccontasse  di altri.
Invece.

E' la nostra storia.

Il nostro libro della vita.

Quello che scriviamo in-consapevolmente ogni giorno, le pagine tenute assieme dal nastro adesivo, nessuna rilegatura di lusso e neanche un formato tascabile.
La copertina logorata dal tempo ma ancora resistente, tesa a proteggere il contenuto.
Le emozioni e le storie frasi scritte addosso.
Le esperienze punteggiatura: danno un senso alla frase, un contratto a tempo determinato chiamato vita.
Siamo quello che ci scriviamo addosso, il marchio impresso a fuoco sulla nostra anima, una volta  limpida e libera, ora schiava  dei condizionamenti, prigioniera di un vissuto invischiato nei tessuti, nella trama del foglio, nell'impasto della carta, un bagaglio che non riusciamo a smarrire pur volendolo, un libro da riciclare ma che resta lì, inalterato, ingiallito dal tempo, seppellito in una libreria e  che poi ritrovi in altri.
Scaffali.
Ordinati come le  regole di convivenza civile.
Rileggi il testo diverso eppure simile al tuo: altre parole ma una trama comune.
E non ti senti poi così isolata .
Ma lo siamo: fogli sbagliati, appallottolati e  afferrati dal vento prima di essere gettati nel cestino della carta straccia da.
Mani che vorrebbero scrivere al nostro posto la nostra storia.
 Così scriverebbero
    Ad ogni alzar del sole.
      Ogni giorno.
         Stessa storia

Omologata.
      Impersonale.
Chi pensa è strappato via e affidato al vento.
                     Ma.

Seppur gelido,
Il vento soffia portando pagine dove abita il cuore.
E il cuore è lontano.
Tra le pagine di un altro libro.
Impossibile da scrivere
Il vento lo sfoglia.
Pagine bianche.




Sagi Rei : Promised land


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15 gennaio 2010

Sterei

Ormai è una leggenda metropolitana quella del mio stereo per l'auto, comprato e seppellito nel mobile del soggiorno, in attesa di essere portato da un pio elettrauto che desse un significato alla sua vita.
E invece, da oltre tre anni, lo stereo in questione continua a dimorare letargicamente nel mobile mentre la sottoscritta -che nel frattempo ha macinato più chilometri di super pippo- si arrangia come una pianta alla ricerca di acqua nel deserto per  attingere alle fonti più disparate un pò di note musicali, che allietino i tragitti precari.E così, a fasi alterne simil lunari, è la volta del cell. usato come mp3, del lettore mp3 mono, un orecchio alla musica, l'altro a cogliere segnali auricolari nello spericolato traffico napoletano, intervallati da una vena canterina  quando proprio si è arrivati alla frutta.
E il tutto ti stordisce, come se tutti quelle sensazioni fossero troppe per un cervello apparentemente sveglio ma in realtà letargicamente resettivo; viene fuori un patchwork di musica, rumori e di vita corrente caleidoscopicoci  che investono ogni senso.
Guardi il giorno che si sveglia, gli appennini lontani incappucciati di neve, colline che mostrano fantasiose creste di drago spolverate di neve a bassa quota, mentre il Vesuvio si erge maestoso col suo manto immacolato ad ammonire che anche una sirena marina può essere presa nelle spire del ghiaccio.
Ascolti note intramontabili ed inconfondibili, che  isolano la mente e ti rendono consapevole a tratti di te stessa; il rombo di un aereo con le sue promesse di mete lontane, un clacson impaziente .
Assapori i tic tac alla menta, piantati sotto al palato che lentamente invadono le vie respiratorie, .
Respiri i gas di scarico: ti azzannano le narici e il finestrino seppur aperto di poco viene serrato.
Sfiori con una mano lo sterzo gelido: ti paralizza le dita e le rende rigide, poco reattive.
Ti lasci pervadere dalle sensazioni mentre la mente viaggia  ma piombando troppo presto nella realtà lavorativa e alle beghe del  "muort sì tu e muort sò pur io", le sensazione parcheggiate con l'auto, nel cortile laterale, sporco e umido, fetido di escrementi di cani eppur comodo con l'arsura di parcheggi.
Le onde delle illusioni si infrangono sugli scogli della realtà.
E tutto è tremendamente squallido.
Tranne quando ti specchi negli occhi dei bambini.
E' solo per loro che continuo a fare questa vita precaria, sospesa tra sensazioni e astrazioni, tra ciò che vorrei essere davvero e quello che mi ritrovo -consapevolmente- ad essere oggi,  sobbarcandomi beghe politiche, chiacchiere a tratti indesiderate, chilometri come noccioline e la continua gogna del dimostrare sempre chi sei e cosa fai:  la Maestra.
E la maiuscola sono certa di essermela guadagnata.






Pink Floyd : Wish you were here


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4 gennaio 2010

Contro-figure

L' mp3 piantato nelle orecchie ripropone la stessa canzone.
Appoggiata al sedile, guardo il mondo distillato dal finestrino dell'auto.
Corre sulle strade del mare: sembrano altre strade, nuvolose, grigie, bagnate di pioggia.
Le conosci sudate e asciutte, l'asfalto molle per il caldo;  il sole ti acceca, il calore rende tremolante il panorama.
Lo stesso, ora controfigura di se stesso.
La strada scorre veloce, intorno sfreccia un miscuglio di colori senza sfumature, piatti, bidimensionali, come se l'occhio non riuscire a percepire la profondità, lo spessore delle cose, come se la vita stessa si appiattisse in attesa del risveglio.
Vento, animali, alberi scheletrici vestiti di strani volatili appollaiati come finte foglie.
Immobili, guardano anche loro oltre.
Uccelli controfigure di foglie.
Tutto centrifugato senza significato.
I semafori lampeggianti indicano un' interpretazione creativa del traffico, pausa nella vita che viaggia.
Gli spartitraffico sembrano finti porcospini, ricoperti da steli d'erba secchi e irti: difendono un metro di spazio rubato all'asfalto in un mondo che non ti lascia spazio.
Tutto sembra ciò che non è.
Si trasforma in altro.

Ogni cosa impersona ruoli che non gli appartengono, vive vite diluite che vite non sono, perfette controfigure di altre cose, che hanno altre proprietà ma non le tue.
Ognuno è altro ma non se stesso; fingi, reciti una parte innaturale, artificiale che non è la tua essenza.
Ti limiti a parlaresorridereviverevegetare a comando, finta tutta, premio oscar  come miglior attrice protagonista di un film il cui copione non era quello che ti era stato proposto, ma lo reciti comunque, da professionista della mediazione per non correre il rischio di esondazioni.
Mentre.
Dentro c'è un nodo aggrovigliato, una contrattura, una sorta di fame  che nessun cibo può  placare.
L'inverno è lungo.
I panorami scorrono veloci attraverso i finestrini.
Controfigure di paesaggi.
Controfigure di vite.
Controfigura.
Io.





Samuele Bersani : Cattiva


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14 dicembre 2009

Trottola

Ore 5,30.
Suona la sveglia.
Due.
Una per ciascun cellulare.
Terribile l'una, musicale l'altra, con Beautiful di Snoop dogg.
Una botta di prima mattina.
Salti dal letto, ti metti in moto.
Cerchi rifugio nel bagno, accendi il caldobagno, ti guardi mezza assonnata nello specchio.
Meglio di no.
Organizzi le cose da fare e già sei una trottola: pensi di stendere i panni, apri la persiana-che tempo fa?uno schifo- prepara il pranzo, inizia a svegliare la figlia che borbotta e si gira dall'altra parte, il gatto miagola affamato e devi dar retta anche a lui, richiama la figlia, finisci di stendere i panni, corri in bagno per iniziarti a preparare, arichiama la figlia molto meno pazientemente  che poi si decide e ciabatta nel bagno.
Che carina, pensi, le guance ancora arrossate dal sonno, ma non hai modo di dar seguito: le lancette corrono.Sistema le ultime cose, la tua colazione un miraggio, non c'è tempo per il caffè, la figlia beve il latte, tu un' ultima occhiata allo specchio-senza un filo di trucco,è tardi- afferri le chiavi e si corre. Colazione guidando, con la scatola dei cereali ormai stabile in auto, nel traffico riesci a sgranocchiare qualche  fiocco di mais, magari-non si fa-col cellulare tra l'orecchio e la spalla.
Già di primo mattino ricomincia a squiillare.
Arrivi a scuola,nel ventre di Napoli, ma il demente di turno blocca puntualmente l'ingresso del cancello e non puoi parcheggiare.Strimpelli col clacson, svegli tutto il quartiere ma chi si doveva svegliare già lo è.
Per gli altri pazienza.
Al volo indossi il camice e le ciabatte e già ti aspettano.
Guardi l'ora: le otto meno un minuto.
Pronti ...via: incomincia la giornata .
Trottola appresso i bambinigenitoridirettricegliaddobbipernataleraccogli isoldi per ilregalo,ilcaffèfinalmente!la chiacchiera .
Guardi l'ora: è già ora di andare; le sei ore sono volate.Finisce il lavoro remunerato, ma risali in auto e corri a casa? no!supermercato, spesa, carica come un mulo ti ritiri a casa,peschi nelle tasche chiavi e telecomando e vengono fuori scontrini e monetine che si sparpagliano.
E poi  faccendetelefonatechiacchiereblablablaciaomammacomeva?compitistereoapallail gattochemiagolaaffamatodinuovooddiocosacucinopercena edomani?hodimenticatodifirmarelagiustifica e quando guardi l'ora è già troppo tardi.
Per.
Fermarti un attimo e.
Pensare.
 Respirare.
   Capire cosa si agita dentro di te.
Chiederti cosa sia quell'inquietudine costante che fa tic tac come le lancette dell'orologio che tanto detesti,schiaccia come un peso il cuore e stringe lo stomaco in una morsa.
Ma.
Trottoli ancora, prepara i vestitielacartellahofamemammabuonanotte mamma , ancora piattidalavarepannidaritirare, stiro?ma no,domani-orapuliscoil bagno, metto il pigiama mi dedico un pò al blog ma la stanchezza ti afferra e.
Sbadiglio.
Ci sono ancora cose da terminare, documenti da leggere e incontri da preparare.
Il sonno ha la meglio.
The day after.stessa storia.
Trottola.
Con una variazione sul tema.
Mamma, ma non potevamo nascere uomini?mi chiede mia figlia.
Meglio di no-le rispondo-la differenza tra noi e loro e come quella tra i cani e i gatti.
Noi donne  siamo i gatti.
Mamma, ma perché i gatti hanno 300 neuroni in più rispetto i cani?
Ecco.
Però, che fatica essere felini metropolitani.
 


Jack Johnson : Rodeo Clowns


8 dicembre 2009

Astrazioni

 L'aria è fredda sulle guance e stride curiosamente col calore-inconsueto per il mese di dicembre- rilasciato da un sole brillante  e intenso.
Il mare continua la sua danza secolare, incurante di chi calpesta la sua amata sabbia che puntualmente rapisce , seduce e rilascia.
In ogni stagione: un viaggio.
Un viaggio:
un' illusione.
Incessante ed eterna.
Cammino sulla spiaggia lasciando che la brezza mi scombini i capelli, gli anfibi a parare la schiuma salina, il giubbotto e la sciarpa anacronistici su quel pezzetto di spiaggia che vede costumi ridotti e parei colorati, gli occhiali da sole un fastidioso schermo della realtà che mal tollero.
E per questo li uso come fermacapelli.
Costrizione.
Anche quella.
Che sembra frenare anche i pensieri.
Ma il cullare del mare e il passo cadenzato sortiscono il loro effetto e la mente si astrae completamente, diventa tutt'uno con la natura e vaga libera, senza la consueta morsa che la stringe, un'invisibile ma onnipresente tenaglia quotidiana che stritola il cervello e trasforma in sofferenza ogni minimo gesto, oltre al pensare.
Come se le stesse parole fossero costrette a stringersi e mescolarsi tra loro senza darsi un senso.
Che poi  sensi non ce ne sono.
Cerchiamo di attribuircene qualcuno ogni tanto per cercare di non sprecare questa opportunità.
Che chiamiamo vita.
E che vita non è .
Non nel senso in cui la intendiamo.
Una vocetta infantile canta e chiacchiera contemporaneamente disegnando cuori irregolari  sulla sabbia cancellati dalle onde e ti riporta sulla terra.
Completamente astratta dal contesto, eri volata via insieme ad un'ombra che non è la tua, che ti accompagna sempre e comunque, vive con te ma in realtà non hai nulla : solo fantomatica illusione.
Come quando guardi la luna e ti piace credere(sperare)che altri sguardi si appoggino a lei in quel preciso istante, inconsapevole  satellite naturale di  c o m u n i c a z i o n e.


La guardi e pensi.
Una nuvola fa da sipario.
          e.
I pensieri,le illusioni, gli sguardi restano intrappolati.
  Tutto in sospeso.
       Un limbo celeste.
Lo stesso in cui ci si muove, in una fotocopia di vita e un'altra .
In attesa.
Sempre.



Gino Vannelli : Hurts to be in love


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