Blog: http://PrecariaMente.ilcannocchiale.it

Bi-lanci.

E' nel significato recondito delle parole che si trovano le soluzioni. Bi - lanci ben assestati.Qualcosa da scaraventare dalla finestra a cavallo di un anno che galoppa via e uno che inizia a scalare la vetta del tempo.Non ne ho fatti spesso. Di bi-lanci. Piuttosto, mi sono sempre posta pochi e significativi obiettivi. Che quasi sempre ho perseguito. Con gli opportuni aggiustamenti e variazioni sul tema. Anche a costo di perdere di vista me stessa. Ma non l'orizzonte.Obiettivi pragmaticiconcretisostanziosi.

Ma.

Nelle pieghe degli ascendenti ariosi e leggeri, se ne nascondono altri.

Lievi ed eterei.Come la condivisione serena di un momento, ad esempio, che nulla ha a che vedere coi social.La condivisione di un pezzo di vita reale.Magari con gli schizzi salmastri che ti arrrivano sul viso.E non parlo del lungomare "libbberato". Godere di questo sole invernale, condividere la solitudine dell'anima per riempirla di silenzi.Che raccontano più di tante parole.Vacue. Blateramenti inutili.E ciascuno si aspetta che tu ascolti le chiacchiere insulse su stronzate quotidiane che diventano problemi insormontabili.Come 35 frasi di analisi logica.Machisenef***. E invece ti ritrovi a sorridere, ascoltare cortesemente, colmare la vacatio con cose inutili da fare, con risposte che fai a fatica a comporre, mescolando vocali e consonanti. E non puoi fuggire: ti rifugi davanti una finestra virtuale perché fuori le polveri sottili attanagliano l'aria già avvelenata  dai roghi.

E tutto irrita.Terribilmente.La casa diventa tana, lo schermo il panorama, gli occhi sopportano a malapena gli occhiali e.

Fa un freddo cane. Le mani gelate mentre scrivi e ascolti musica che ti straccia l'anima.Bi-lanci.Dall'esterno, la mia sarebbe una vita che a molte basta e che altre vorrebbero: lavoro, seppur precario, indipendenza economica, casa, vita impegnata, ore di palestra, un pò di vita sociale, battaglie varie e altro ancora.Ma IO?

Non è ciò che voglio. Non è la mia vita. Quella che mi disegno addosso nei sogni, quella che immagino, quella che vorrei.  Come, dove, da sola o in compagnia. Quella che vivo col contagocce in un anno. Nella piena libertà di decidere cosa fare, nella libertà di godere di una giornata di sole e aria pura che ti investe. Senza paura di . Vivere. Libertà di affacciarmi e non respirare veleno. Libertà di impossessarmi del MIO tempo. Che non mi appartiene. E che puntualmente e intenzionalmente frantumo appena ne ho un pò a disposizione per disperderlo sistematicamente a mio piacere in cose non fatte. Perché comunque è tempo. Perso. Di una vita che mi scorre di fianco e che non è la mia.

Qualcuno mi ha definito una roccia.

Ma il nucleo è un castello di sabbia.

Mi manca solo l'onda che mi porti via.

Ma ora è tempo di ritornare uno dei fantastici quattro:la cosa.

90% rock, 10% elastan, hand made Naples. Non voglio dilungarmi. Ho scritto già troppo. Come al solito una paginetta di introspezione inutile. E' che mi piacerebbe urlare un sonoro e tenorile vaffanculo, sbattere qualche porta...fare un pò di scena, insomma, dare soddisfazione al fuoco e la rabbia che mi ribolle dentro al pari del Vesuvio e che invece annacquo nell'anima e nel cuore sotto chiave. Perché devo sempre essere calmatranquillasorridenteepacioccona come Rafa Benitez?

Per questo li schifo i bilanci. Meno male che domani è estate.

Pubblicato il 16/12/2013 alle 17.23 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web