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Trasgredire? Si può.

Si rifletteva sul significato della parola trasgressione, ormai impolverata e finita nella soffitta delle parole perdute. All'alba della nascita del tubo catodico, il concetto di trasgressione era fisicamente estremista: mostrare il ginocchio in tv. Per esempio. Ma cos'è oggi la trasgressione? Tralasciando l'overtreatment di culi e tette dei tempi nostri, la vera trasgressione di oggi è una clochard emarginata. Viaggia e si trastulla ai margini di un'(a)normalità quotidiana latente. Quella di oggi veste i panni della coerenza, del non adeguarsi alla "massologia" dilagante. Oggi la vera trasgressione è pensare con la propria testa senza avere paura di sostenere le proprie idee fino in fondo. Anche a costo di rinunciare a se stessi. Una volta si sollecitavano i bambini a spiegare il vissuto "con parole tue". Ecco. Oggi, invece, tutti usano parole di tutti per spiegare ciò che li circonda, volendo dare l'impressione di essere informati. In realtà nessuno ha un'idea propria e fa un copia-incolla orale tramandando come novelli Omero il sentito dire, che massifica e diventa realtà oggettivamente condivisibile. Ormai non si spiega più nulla a parole proprie perché c'è tutto a portata di click. Si usano aforismi e citazioni e il parlare social è diventato il nostro pour parlez quotidiano.Vuoi per pigrizia, per paura di contrariare gli altri o semplicemente perché è più facile abiurare. Che a pensare fuori dagli schemi si fa fatica. Anche Winston, l'ultimo uomo protagonista di “1984” di Orwell, alla fine si annullò nell'amore verso il Grande Fratello. In fondo quanto si può resistere prima di piegarsi alla distrazione di massa? Il diverso pensiero, anche nelle più sciocche questioni quotidiane, mette costantemente pressione, costringe a mettersi in discussione e spesso ci si chiede se non si stia prendendo una strada sbagliata. Troppi i pensieri che attanagliano, legati alla spicciola sopra-vivenza: la necessità di mettere insieme il pranzo con la cena, per esempio, per potersi preoccupare anche del futuro prossimo remoto. E così si subisce il bombardamento dilagante di informazione falsamente populista e molto germanista, propinando un contesto diversamente reale da quello effettivo. La vera scommessa oggi, dunque, è una nuova trasgressione fatta restando fermi in un punto: equi-distanti da tutto; fermandoci un attimo per capire dove è l'orizzonte reale, non quello che abilmente disegnano per noi. La vera trasgressione, oggi, non è più quella di mostrare un lembo di pelle ma l'esatto contrario; non è infrangere le regole ma rispettarle laddove si genera anarchia; reinventandole, cercandone le pieghe nelle maglie serrate della burocrazia scardinando il sistema dal di dentro; restare aggrappati laddove il vento soffia da un lato all'altro di questo corridoio chiamato vita. La vera trasgressione è crescere un figlio evitando di piazzargli davanti agli occhi a due anni un telefonino e un tablet in modo da diventare invisibile e passivo fruitore di immagini per non disturbare i genitori, anch'essi persi nell'etere, ma dargli strumenti per crescere consapevole, libero di pensare, non omologato alla massa di chi vorrebbe le nuove generazioni ignoranti e incolte come prati, su cui dominare e scrivere una storia legata a doppio filo a ciò che ieri era un astratto ideale - fascista o comunista non importa- ma che oggi concretamente si chiama denaro. Il motore del cosiddetto mondo civilizzato. Oggi la vera trasgressione è spegnere tutto e ritornare a vivere davvero. Senza sopra-vivere. Scendere tra la gente e ascoltare come soffia il vento. Come stiamo cambiando e come siamo davvero senza maschere. Che oggi non hanno più la consistenza di quelle pirandelliane, ma l'artificiale luminosità di un impersonale monito(r).

Pubblicato il 31/5/2014 alle 1.6 nella rubrica Diario.

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