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Qualcosa arriverà...

Talvolta lascio che il passato mi travolga come un'onda anomala. Lascio salire la marea fino a sommergermi del tutto. Fino a quando decido di tornare a galla per. Respirare a fondo e riempire i polmoni d'aria. Che non è né fresca e né pulita. Il passato che mi sommerge per un nonnulla. Chi crede che separarsi sia facile , si sbaglia di grosso. Vuol dire distruggere ed archiviare un pezzo più o meno consistente della tua vita. Soprattutto se avevi vent'anni e ora ne hai oltre quaranta suonati da un bel pezzo. Significa dare un calcio ben assestato nelle palle alla tua vecchia vita, rimetterti in discussione e ricominciare da capo. Scegliendo la via più difficile. Perché sarebbe stato fin troppo facile piegare la testa e accontentarti di far finta che tutto andasse bene e. Riadattarti ad una vita fintamente tranquilla,come quella di tante famiglie fintamente felici solo per salvare le apparenze. Condannata a essere infelice e pensierosa, disattesa nelle aspettative, nei pensieri e nelle illusioni, connivente nelle ponderanti e forti delusioni che ti hanno accompagnato per una vita intera. Invece ho scelto la strada più difficile. per guardarmi in faccia e non rimproverarmi nulla. per restare coerente a costo di galleggiare nella solitudine. Rifiutando di restare nel limbo degli ignavi. Difendendo la mia scelta. Eppure. Basta una foto in cui una conoscente qualunque sorride felice al braccio del compagno di una vita. O per un piatto di spaghetti che un marito cucina orgoglioso di domenica per la moglie. Non ho mai avuto il piacere di queste cose. Anche se tiravo la carretta, dovevo comunque fare quello che una donna schiava sottomessa deve fare. Cucina. E se non è buono? Critiche. Pulisci. E se non è pulito? Critiche. E così per vent'anni e oltre. Ma spesso quei silenzi che erano scambiati per sottomissione al potere maschile erano solo spie di una ribellione silenziosa e rancorosa. Di una determinazione che rasentava la durezza della pietra. Come Tim Robbins nelle ali della libertà:un tunnel scavato con un cucchiaino.Le briciole lasciate cadere senza che un compagno distratto e auto referenziato se ne accorgesse; segnali che non interpretava ma che non gli importavano. Neanche. Ero data per scontata. Obbediente. perché lui era l'uomo. Un quaquaraqua la cui famiglia era l'ultimo dei pensieri. E invece. Caduta l'ultima pietra. Uscita sotto la pioggia all'aria aperta. La schiava ce l'ha fatta a riscattarsi. Una spallata e via. Lui, che aveva sempre sottovalutato la schiava resta basito. Tramortito. La schiava indurita. Ride del suo pentimento effimero e arrivato troppo dopo. Eppure cosa c'è che non va in questa libertà così agognata? C'è la consapevolezza che da ragazza non avevo davvero la portata di cosa significasse matrimonio. La condivisione piena di un percorso, di una vita in due, di qualcosa che andasse oltre il lavare e stirare. E cucinare. Di un pezzo di vita da fare insieme al di là della routine. Quell'intesa che andasse oltre e tutto.Mente e cuore. Non c'era nulla. E ora che sono annegata nel fondo dell'anima mia, mi ritrovo un po' di saggezza, tanto da dare ma nessuno con cui condividere. Se si sceglie un marito un compagno, meglio andare coi piedi di piombo: se è per tutta la vita, auguratevi che cresca con voi, che si evolva con voi, che non si perda nelle pieghe del quotidiano ma che condivida con voi un sorriso(che vada oltre; un' idea(che cementifichi il rapporto). E soprattutto condivida i silenzi carichi di significati che vanno oltre, uno sguardo che faccia battere il cuore ancora dopo tanto tempo; che capisca che se state sdraiate sul divano è perché avete bisogno di dieci minuti di stacco non di indolenza...Che soprattutto abbia fiducia incondizionata, vi lasci vivere e lo lasciate vivere , tra amici, calcetto , palestra e quant'altro. Che il modo migliore di stare insieme è scegliersi ogni giorno, tra gli altri,con gli altri e da soli. L'amarezza mi travolge sapendo che forse, da qualche parte, magari c'è qualcuno per me. Ma non ho voglia di mettermi in gioco. Non ho voglia di rischiare. E magari nessuno ha voglia di perdere tempo con una come me, dalla corazza d'adamantio, indurita a forza di "paccheri", amareggiata ma non per questo triste. Anche se è proprio nelle corazze che si nascondono le anime più fragili, quelle che hanno più che mai bisogno di un abbraccio e una carezza. Che dice più di mille parole. Eppure. Nonostante le delusioni, ogni giorno indosso il mio sorriso migliore. perché disarmi la vita e le difficoltà a sorridergli in faccia. E dunque, sebbene da poco di ruolo, la mia vita continua più che mai.... Precaria-Mente...

Pubblicato il 9/11/2015 alle 18.16 nella rubrica Diario.

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